ROMA - Un titolo a tutta pagina "Fini è fallito" e più in basso un editoriale del direttore Maurizio Belpietro: "Su Gianfranco iniziano a girare strane storie". Il quotidiano Libero riprende oggi la sua battaglia senza esclusione di colpi contro il presidente della Camera rivelando che il leader di Futuro e Libertà avrebbe pensato di organizzare un falso attentato nei suoi confronti a fini propagandistici. Il progetto dovrebbe essere messo in pratica durante una visita istituzionale ad Andria e per organizzarlo Fini "si sarebbe rivolto a un manovale della criminalità locale, promettendogli 200mila euro". Il prezzo, scrive ancora Belpietro, comprenderebbe "il silenzio sui mandanti, ma anche l'impegno di attribuire l'organizzazione dell'agguato ad ambienti vicini a Berlusconi, così da far ricadere la colpa sul presidente del Consiglio". Secondo il direttore di Libero, "l'operazione punterebbe al ferimento di Fini e dovrebbe scattare in primavera, in prossimità delle elezioni, così da condizionarne l'esito".
Su quanto scritto da Belpietro ha decisio di aprire un'indagine il procuratore di Trani Carlo Maria Capristo, anche se è difficile immaginare che gli accertamenti di polizia giudiziaria possano portare a qualche passo concreto. Certe invece le conseguenze politiche dell'editoriale, con la pronta replica del segretario amministrativo di Futuro e Libertà Nino Lo Presti.
"Maurizio Belpietro non deve
preoccuparsi: la credibilità di Libero, il quotidiano da lui diretto, è già perduta da tempo, non c'è bisogno di metterla in discussione. Difatti, l'ultimo suo delirio su un possibile attentato a Gianfranco Fini, a scopo propagandistico, la dice lunga sulle condizioni psichiche di questo giornalista che ha fatto dell'ingiuria e della calunnia il leitmotiv della sua carriera", afferma Lo Presti. Secondo l'esponente di Fli, "l'instabilità di Belpietro è ormai un dato acquisito, così come è acclarata la sua totale mancanza di coraggio nell'accettare un confronto con il sottoscritto, che ancora attende soddisfazione dopo essere stato definito insieme agli altri colleghi finiani 'traditore'. Il vero traditore di quella che dovrebbe essere la regina delle professioni intellettuali è proprio lui - continua il deputato finiano - che ha ridotto il giornalismo ad un suk di pettegolezzi e falsità".
fonte: repubblica.it
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lunedì 27 dicembre 2010
martedì 5 ottobre 2010
Belpietro, un attentato colmo di anomalie
Alcuni giorni dopo l'attentato a Maurizio Belpietro sorgono i primi dubbi sulla reale dinamica dei fatti. Gli investigatori parlano di un vero e proprio "rompicapo": circa l'uomo che avrebbe tentato di uccidere il Direttore di Libero si sa poco e nulla. Una fantasma sparito subito dopo il tentato omicidio. Nonostante le molte incoerenze sorte dopo le testimonianze degli interessati, in molti si sono scatenati a cercare il vero mandante. Il vero responsabile si cerca tra i nomi di Gianfranco Fini, Antonio Di Pietro, oppure è tutta colpa di Facebook o del grande popolo dei Blogger. Potrebbero essere stati i grillini insieme a Marco Travaglio ad armare l'attentatore? Bisogna strumentalizzare nel brevissimo tempo, a prescindere dalla verità o meno dei fatti. Nell'approfondimento tutte le anomalie di una vicenda ancora oscura.
fonte: http://www.net1news.org/belpietro-un-attentato-colmo-di-anomalie.html
venerdì 1 ottobre 2010
Milano, agguato a Belpietro
Il direttore di "Libero" atteso
a casa da un uomo armato
di pistola. Il caposcorta lo salva
Una serata come tante, al ritorno da Roma. Per Maurizio Belpietro, direttore di Libero, è quasi una routine. La scorta che arriva sotto casa, un agente che lo accompagna in ascensore. Si chiude la porta di casa alle spalle, si sente al sicuro. Invece inizia un incubo. Sente delle voci sul pianerottolo, poi degli spari. Belpietro è un uomo che vive sotto scorta da 8 anni, alle minacce è abituato. Ma questa volta è diverso. Qualcuno, forse, voleva fargli la pelle sul serio. E’ accaduto ieri sera poco prima delle 23. E’ lui stesso a raccontarlo, con la voce ancora tesa, impaurita. «Saranno state le 11 meno un quarto. Più o meno l’orario solito in cui torno a casa dopo aver chiuso il giornale. Un quarto d’ora più tardi perché arrivavo da Roma. L’agente di scorta mi accompagna in ascensore, ci salutiamo ed entro in casa...».
Ma questa volta l’agente, che è un fumatore, preferisce scendere per le scale. E appena gira l’angolo del pianerottolo, se lo trova davanti: un uomo solo, sui 40 anni, alto 1 metro e 80 circa, vestito a quanto pare con una camicia che potrebbe ricordare una divisa della Guardia di Finanza Dura tutto pochi secondi, troppo pochi per fissare altri dettagli, perché lo sconosciuto non ha esitazioni: «Ha impugnato una pistola e ha tentato di sparare, solo che l’arma dev’essersi inceppata », racconta Belpietro, che dal suo appartamento coglie il trambusto e inizia a preoccuparsi. «Non vivo solo, c’è la mia famiglia. Mia moglie e due figlie piccole». Si sente indifeso, anche se abita a due passi dalla Questura, perché sa che oltre la porta, in quel momento c’è un solo il suo caposcorta e non può sapere quanti siano gli eventuali aggressori.
Il misterioso attentatore, invece ha già capito che per lui si sta mettendo male e dopo aver puntato il revolver contro l’agente si precipita per le scale. Il poliziotto rimane per un attimo interdetto: se il meccanismo della pistola avesse funzionato, ammesso che non fosse un’arma giocattolo, ora sarebbe morto. «Ho sentito almeno tre spari», dice ancora Belpietro. Sono i colpi che l’agente esplode contro l’uomo in fuga. Ma inutilmente. L’inseguimento dura pochissimo, perché il fuggiasco probabilmente ha studiato bene il palazzo di Belpietro e sa che dispone di due cortili: uno esterno, dove l’auto di scorta viene parcheggiata in attesa che il direttore di Libero rientri nel suo appartamento, l’altro più interno e separato da altri cortili soltanto da un muretto piuttosto basso. E’ così che si sarebbe dileguato, senza incontrare né farsi vedere dall’altro agente.
Subito viene lanciato l’allarme e si scatena una caccia all’uomo che però, fino all’una di notte rimane senza esito. «Non so che dire - commenta Belpietro - la sensazione è che quella persona stesse aspettando il mio ritorno a casa. E se il mio caposcorta avesse preso l’ascensore per scendere e non le scale, non so come sarebbe andata. Guardando dallo spioncino, forse lo avrei scambiato per un agente della Finanza e avrei sicuramente aperto». Difficile pensare che possa essersi trattato di un ladro, anche se armato. Troppo istintiva e fulminea la reazione di estrarre la pistola alla vista dell’agente, per altro in borghese, e tentare di sparargli. Secondo Belpietro l’uomo conosceva le sue abitudini: «Io torno sempre più o meno verso le 22,30 e ieri sera ho ritardato di un quarto d’ora. Non era necessario che sapesse del mio arrivo da Roma».
Dunque, se le indagini confermeranno tutta la dinamica, ci troveremmo di fronte a un bruttissimo segnale destinato ad innalzare la tensione politica di questi giorni. Di minacce il direttore di Libero dice di riceverne «in quantità» e quasi quotidianamente. L’ultimo episodio qualche mese fa, quando un uomo è entrato nella redazione di Porta Venezia con l’intenzione di picchiarlo, fermato appena in tempo dalla scorta. E poi i pedinamenti dei neo brigatisti di seconda posizione, il gruppo «Aurora», che nei progetti aveva proprio messo tra gli obiettivi per un attentato «Libero».
fonte: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/201010articoli/59016girata.asp
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