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domenica 20 marzo 2011

Giuliano Amato a Che tempo che fa. Ecco la sua biografia


Questa sera alle ore 20.10 da Fabio Fazio, a Che tempo che fa, è ospite Giuliano Amato, presidente del Comitato dei garanti delle celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, che è uscito in libreria con Dove andremo a finire - Dialoghi con Alessandro Barbano. L'intervento di Amato è stata una sorta di omelia forse troppo carica di retorica. Ha espresso la sua fiducia in un rinnovamento civile che non può essere sfiduciato, ed ha demonizzato l'intervento Italiano in Libia.
Ma chi è Giuliano Amato? Ecco una biografia tratta dal sito www.democrazialegalita.it.

"Scrivere su Giuliano Amato può rivelarsi un’impresa ardua soprattutto se si spera di cogliere la vera essenza del personaggio.

Per cominciare a parlare compiutamente del politico Giuliano Amato, astenendoci dal fronteggiare l’intellettuale, il giurista etc.., si dovrebbe ripercorrere la storia del partito socialista, quanto meno dall’avvento di Craxi fino al suo declino.

Giuliano Amato di Craxi ha seguito l’ascesa, ha condiviso lo splendore, ma pur condividendone, per sua stessa ammissione, anche tutte le responsabilità, non ne ha seguito il declino.

Per questo rimandiamo ad analisi approfondite fatte da chi quegli anni li ha analizzati più da vicino.

Ci sembra, tuttavia, che non si possa trascurare un aspetto legato a quello che molti, nel Psi di allora, hanno identificato come “il fascino di Craxi”.

Giuliano Amato capisce prima di altri che Craxi non ha solo la strategia giusta per il futuro del Psi ma anche la forza per realizzarla. Dirà, infatti, che Craxi “era riuscito a dare voce unica ai socialisti accrescendone enormemente la credibilità”, essendo l’unico in grado di “esprimere la posizione socialista e sovrastando ogni altra voce”. Pertanto, non appena risulta chiaro che Craxi è il Messia, lungamente atteso dal popolo del garofano, Giuliano si vota a diventarne il primo degli apostoli.

Meglio prendere “il Craxi per le corna” dice agli scettici compagni della corrente giolittiana e senza esitazione lo segue a Palazzo Chigi per avviare quella lunga stagione che porterà il partito dalla “felice ambivalenza” con la Dc, via “Milano da bere” e “onda lunga” fino allo schianto di Tangentopoli.

Amato nelle prime esperienze di governo a fianco di Craxi (prima come sottosegretario alla presidenza poi come ministro vede “emergere altre doti del personaggio” che “si rivelava in grado di imporsi anche in sede di governo” facendo “scelte salvifiche per l’economia nazionale” come l’abolizione della scala mobile.

Anni dopo il fine studioso Amato noterà che in quegli anni la forza di Craxi coincideva con la debolezza del Pci rimproverando al Psi di allora, di aver perso l’occasione per assumere la guida della sinistra. Lo farà con una metafora un po’ forte ma efficace – “invece di attendere che il cadavere del Pds passasse sul fiume, avremmo dovuto invocare noi le ragioni della convergenza.”

Sono frasi che a rileggerle oggi fanno un certo effetto perché bisogna ammettere che Amato quel “cadavere sul fiume” non ha mai smesso di aspettarlo. Peraltro la tanta agognata convergenza non riuscirà mai a realizzarla, tanto meno quando si è provato a impostarla sul suo nome. Conclusa nel 1993 la sua esperienza di governo Giuliano Amato accetterà di presiedere l’Antitrust e nel 1997 esaurito quest’incarico ed in assenza di nuova committenza tornerà per un po’ all’insegnamento. Sarà richiamato a corte da D’Alema nel 2000, prima come ministro e poi addirittura come suo successore a Palazzo Chigi. La grande occasione però l’avrà nel 2001 quando per un attimo il centrosinistra scommetterà su di lui come candidato premier.

Gli preferiranno Rutelli, il “Clinton de’ noantri”, un leader con minore esperienza e minore cultura politica, storica, giuridica etc.., uno che non sa parlare a braccio come lui, uno che si smarrisce lontano dalle sue fotocopie, ma che è forte dell’esperienza di sindaco di Roma e di un’immagine che “buca” nelle platee televisive. Rutelli perderà risparmiando ad Amato una figuraccia. Nel 2001, tuttavia, il vero sconfitto non sarà Rutelli, ma saranno i Ds, rei di 5 anni di governo vissuti all’insegna di relazioni molto pericolose e con quella che era un tempo “la gioiosa macchina da guerra” ridotta ad una “pianta nana” con solo il 16%. E così quando Fassino verrà eletto segretario dei Ds, Giuliano Amato potrà finalmente salutare il loro approdo nel “progetto più largo della casa dei riformisti”.

Il discorso sulla casa comune della sinistra, tuttavia, sarà rimandato e Amato andrà ad occuparsi della convenzione europea all’ombra del vecchio Giscard d’Estaing. Farà bene, come al solito, ma anche lì la vetrina non sarà la sua. Oggi che il partito maggiore della sinistra è alle prese con una nuova “traversata del deserto” c’è di nuovo Amato pronto a tendere la mano di là dal guado, ancora senza un partito, ancora senza una base di consenso radicata nel territorio, ma sempre con la stessa idea in testa - togliere agli ex-comunisti ogni velleità di egemonia sulla costellazione di sinistra ed ogni sicurezza sulla tenuta del loro storico “zoccolo duro”.

Torna dunque il sogno della convergenza incarnato oggi dal costituendo partito democratico ed il ruolo della sirena Amato lo interpreta insieme a Francesco Rutelli. Il contributo più concreto all’erosione dei Ds, tuttavia, glielo dà il premier Berlusconi con le incursioni del suo Giornale e con le sue risibili visite ai pm di Roma.

E se il partito democratico si dovesse infine realizzare sotto i suoi auspici e Rutelli ne sarà il segretario Amato per sè cosa vorrà? Tornerà di nuovo nel suo buen retiro di Ansedonia a mani vuote? In realtà gli hanno già proposto la poltrona di governatore, ma lui ha declinato come al solito con una metafora – “se si libera il posto di Sacchi al Real Madrid non per questo dovrei essere candidato anche a quello”, un modo contorto per dire che spera di essere candidato altrove. Il suo nome, infatti, è ormai da più di un mese fra quelli dei candidati al Colle. In questa corsa non ci sono primarie, inutile cercare regole, le candidature si fanno e si disfano con battute a margine dei convegni o con sortite dei giornali come quelle de“La Padania” che lo dà in pole position.

L’ex capo dello Stato Cossiga per esempio, già in sintonia con lui ai tempi di Eta Beta, vede in Amato l’uomo gradito a Berlusconi soprattutto nell’eventualità di una sconfitta del centrodestra alle politiche. L’ex-consigliere del Principe, il grande tessitore del centrosinistra fino ad oggi ha vivacchiato all’ombra dell’Ulivo. Se dovesse salire al Colle sarà in grado di interpretare il ruolo di garante della Costituzione che spetta al Capo dello Stato? Per rispondere e suffragare i nostri brutti presentimenti dovremo tornare indietro e invece di parlare di contenitori, come fa da vent’anni Giuliano Amato, spostare l’attenzione sui contenuti, sui requisiti minimi che dovrebbe avere una classe politica almeno presentabile. Alle inquietanti domande di questi giorni su etica e politica potrebbe rispondere raccontando la sua esperienza nel Psi. E cioè che quando Berlinguer poneva la questione morale tale tema era già stato cancellato dall’agenda del Psi perché come lui stesso ricorda “a Craxi quel tema non interessava, era un uomo di potere, attento anche ai poteri abusivi e nel Psi cominciavano ad emergere fenomeni negativi, ma non erano al centro della sua attenzione”. Per proteggere quei poteri Craxi affidava ad Amato il compito di preparare l’arma micidiale dei decreti-legge dunque non poteva essere il nostro a sollevare il problema dei finanziamenti illeciti che quei poteri indirizzavano al partito. Il suo dissenso ai tempi in cui Craxi sfidava persino gli americani negando loro la base di Sigonella, si manifestava semplicemente col silenzio. Sembra incredibile! Insomma il Giuliano Amato che conosciamo, quello che disserta su tutto, lo studioso, l’editorialista, il fine conversatore dalla metafora sempre pronta, quello che citerà Voltaire per giustificare la sua prolissità: - “Vi scrivo una lettera lunga perché non ho tempo di scriverne una breve”.

Giuliano Amato che tutto sapeva opponeva il suo silenzio al ras del partito e solo da quel silenzio carico di significati Craxi doveva intuire che lui non era d’accordo. Commovente. Così come fu commovente la difesa del segretario Bettino che il Giuliano Amato presidente del Consiglio fece il 17 dicembre 1992 dopo i primi avvisi di garanzia. Mentre fuori la gente assediava la sede di via del Corso al grido di “Ladri, ladri” Amato fece un discorso ai suoi compagni della direzione che non avrebbe stonato alla corte di Re Artù e dei cavalieri della tavola rotonda.

Invocò per il suo Principe il più classico dei “tutti per uno, uno per tutti” sostenendo che “questa responsabilità, e qualunque responsabilità ci venga addebitata per questo ruolo, non è e non può essere solo tua, perché tu te la sei assunta per tutti noi e per far svolgere al partito il ruolo cruciale che esso ha svolto in questi anni. Le responsabilità tutte sono di tutti noi.”

Così si esprimeva Giuliano Amato. Può un politico che ha pronunciato a suo tempo una confessione così piena e completa della sua complicità con quel sistema illegale e degenerato, costruito dalla protervia di Craxi, essere oggi l’ispiratore della politica economica dell’Unione, della politica europea con gli Stati Uniti e può candidarsi a ricoprire niente meno che la più alta carica dello Stato? Ciò posto e tanto sinistramente premesso correrà l’obbligo di ammettere che l’uomo politico Amato ha anche dei meriti. Nel 1993 egli ha varato la prima delle manovre finanziarie “lacrime e sangue”, ha messo mano alla riforma delle pensioni, ha dato il via alla riforma in senso privatistico del rapporto di pubblico impiego, ha avviato le privatizzazioni in compagnia dei vari Draghi e Giavazzi, allora insediati al Ministero del Tesoro.

In quella situazione di emergenza per i conti pubblici ci voleva qualcuno che si prendesse l’onere di imboccare la strada della riduzione del debito a costo di un’impopolarità che oggi, secondo l’Economist, nessuno avrà il coraggio di rischiare. Amato anche allora non si tirò indietro e, finita l’opera di risanamento, annunciò il proprio ritiro dalla politica - “Non farò come certi che vogliono essere protagonisti del vecchio, del nuovo e del nuovissimo. Per cambiare dobbiamo trovare nuovi politici. Per questo confermo che ho deciso di lasciare la politica, dopo questa esperienza da primo ministro. Solo i mandarini vogliono restare sempre e io sono in Parlamento ormai da dieci anni”.

Migliore autoritratto il dottor Sottile non poteva concederci. In confronto tutti i giudizi velenosi che gli hanno riservato i suoi ex compagni socialisti e i suoi tanti compagni di viaggio sono zuccherini. Tutti zuccherini tranne uno. Quello di Craxi – “Amato? Un grande professionista a contratto” – [gli va riconosciuto] – “fa parte degli opportunisti che hanno strisciato e strisciano pancia a terra e mentono pur di salvare la pelle” – [severo, ma difficile da smentire] - “tutto può fare salvo che ergersi a giudice delle presunte [!!!!!] malefatte del Psi. [ingeneroso perché come abbiamo visto ha condiviso tali responsabilità anche dopo gli avvisi di garanzia] e infine – “forte delle sue amicizie e altolocate protezioni, a lui non è toccato nulla di nulla” – [se fosse vero è a dir poco inquietante che possa diventare Presidente della Repubblica]. A questo punto ci converrebbe quasi sperare che l’Unione perda le elezioni. In questo modo, stando a quanto dicono le malelingue, al Quirinale finirà per andarci lo zio Prodi con la benedizione dei suoi premurosi nipotini Veltroni e Rutelli che si sacrificherebbero a guidare il partito democratico. E Giuliano? Forse continuerà a fare il suggeritore che in fondo è quello che gli riesce meglio".

martedì 22 febbraio 2011

Il punto G. Il grande mistero....


I rapporti spesso scarseggiano di piacere. Sono anni che si discute su come toccare le vette della libido, se esistano dei punti più o meno interessanti nel corpo umano per accendere il desiderio nel partner, soprattutto nelle donne. Ci sono tante teorie, più o meno accreditate, ma nessuna prova scientifica, se non quella che ogni coppia trova nel suo letto. Una famosa ginecologa francese, Odile Buisson, ha rilanciato il celebre punto G, che tanti esperti, anche italiani, sostengono sia solo un mito. Questa professionista ha prodotto un interessante studio tra il 2009 e il 2010 realizzando una serie di ecografie del clitoride e del coito grazie a una coppia di volontari che si sono prestati come cavie. Vediamo meglio di cosa si tratta.

Sul suo lavoro, la Buisson ha dichiarato: “Non pretendo di avere risolto tutti i misteri Ma c’è una logica anatomica che giustifica l’esistenza del punto G. Certo non c’è solo una spiegazione meccanica”. E aggiunge: “Non c’è ragione che quest’organo sia un dominio inesplorato. Il piacere femminile non è solo nella testa”.

Spesso si dice che la parte fisica dei rapporti sia mentale per le donne. A questo punto, più svelare il mistero del punto G quello che ha fatto questa signore, almeno secondo me, è dare una certa rilevanza all’aspetto più carnale. Anche per noi donne la fisicità ha valore e tanto.

L’autrice, inoltre, si è opposta fermamente ai risultati dello studio dei ricercatori inglesi del King’s College di Londra che ne ha negato l’esistenza definendolo solo un mito alimentato da riviste e terapisti sessuali. Per lei il piacere femminile «fa paura agli uomini», soprattutto ai francesi. È così? Giro la domanda agli uomini italiani. E’ per questo che anche voi vi fate venire quei falsi mal di testa?

lunedì 14 febbraio 2011

Cosa si fa a San Valentino?


SAN VALENTINO 2011 CONSIGLI - Eccoci alla festa degli innamorati, san Valentino 2011. Un San Valentino che deve ovviamente tenere conto dei nuovi passi tecnologici. Numerose infatti le applicazioni speciali per iPhone dedicate alla festa degli innamorati.

Ad esempio San Valentino Love Art. L'applicazione permette di spedire una vera e propria cartolina virtuale: uelle messe a disposizione all’interno dell’app mobile per iPhone sono delle cartoline illustrate eleganti che saranno molto belle da vedere. Il contrasto dei colori e la vivacità dei disegni sono delle caratteristiche peculiari di queste bellissime cartoline d’amore su iPhone. Ma non è l'unica. C’è anche iLove You, che ci mette a disposizione frasi d’amore sui dispositivi mobili di Apple. E’ un’applicazione mobile utile per tutti gli innamorati che, grazie a questo strumento informatico, potranno sfruttare ogni momento passato con la dolce metà per dire delle frasi molto romantiche. Grazie alle affermazioni contenute all’interno dell’app su iPhone è possibile avere sempre a portata di mano delle frasi adatte ad ogni circostanza.

L’applicazione, che costa 0,79 euro, è compatibile con iPhone, iPod Touch e iPad. E passiamo ai consigli per la serata di San Valentino, ci consigli su cosa indossare, cosa mangiare e che musica ascoltare. A questo link, alcuni esperti di moda e tendenza vi mostrano alcuni abiti da indossare per questa serata speciale.

domenica 30 gennaio 2011

17 marzo 2011. Non tutti festeggiano


Ecco alcuni gruppi di persone che ritengono opportuno non far festa il 17 marzo:

http://www.facebook.com/event.php?eid=184440601576992¬if_t=event_invite

http://www.facebook.com/event.php?eid=135142756550660

mercoledì 12 gennaio 2011

Da Arcuri a Mora Lo spot per Marra fa il giro del Web


Etichettato come una trovata natalizia con tanto di pubblicità che fa il verso a un book trailer, credevamo di aver chiuso con ‘Il labirinto femminile’ di Alfonso Luigi Marra e invece torna nel 2011 con uno spot con Lele Mora. Dopo Manuela Arcuri, testimonial dello spot più trash dell’anno passato, il parlamentare-scrittore non poteva scomodare un personaggio più lontano dall’universo e dalla pratica della lettura, se non l’agente dei vip. Ed ecco che il guru dei tronisti di Uomini e Donne invita ad acquistare questo enigmatico romanzo con le parole più evocative e intriganti mai sentite: ‘E’ bellissimo!‘.
Adesso lo "strategismo sentimentale" della premiata ditta Marra-Arcuri si arricchisce di una nuova puntata con lo spot di Lele Mora. Il video è stato postato su YouTube e ha già raccolto i primi commenti-sfottò. «Il trash all'ennesima potenza, ma è ampiamente dimostrato che Lele Mora sa recitare meglio della Arcuri», scrive un internauta.

sabato 8 gennaio 2011

"Vota per Cetto LaQualunque" Ora i gazebo invadono le piazze


ROMA - Appello accorato: "Vota Cetto La Qualunque, il tuo candidato leader unico alle primarie di destra, sinistra, centro, sotto e sopra!". Non bisogna stupirsi, la realtà ha abbondantemente superato la fantasia, e c'è da scommettere che, il 14 e il 15 gennaio, quando nelle piazze di Roma, Milano, Napoli, Bologna, Bari, verranno installati gazebo elettorali col vademecum del sostenitore e i gadget, in tanti si fermeranno per firmare a favore del candidato La Qualunque.

Perché il politico trash creato da Antonio Albanese protagonista del film Qualunquemente di Giulio Manfredonia (prodotto da Fandango e Rai Cinema, uscirà il 21), volgare e irresistibile, piace. È diventato una realtà - o forse lo è sempre stato - al punto che la prossima settimana in varie città scatterà l'operazione gazebo, già cavallo di battaglia di Pd e Pdl. Visto il successo di Cetto, potrebbe riservare sorprese. La Qualunque, creatura surreale e crudele, spopola: oltre 160mila visite al sito www.partitodupilu.it; su Facebook il Partito du Pilu ha raccolto 16mila fan. È già un cult, con 80mila contatti, il video della canzone Qualunquemente (Onda Calabra), rilettura del brano di Peppe Voltarelli e del gruppo il Parto Delle Nuvole Pesanti, cantata da Albanese con l'arrangiamento della Banda Osiris. Farà parte della colonna sonora del film.

fonte: http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2011/01/08/news/vota_cetto_laqualunque_arrivano_i_gazebo-10966903/

lunedì 27 dicembre 2010

Da "Libero" accuse shock a Fini "Vuole farsi un attentato da solo"

ROMA - Un titolo a tutta pagina "Fini è fallito" e più in basso un editoriale del direttore Maurizio Belpietro: "Su Gianfranco iniziano a girare strane storie". Il quotidiano Libero riprende oggi la sua battaglia senza esclusione di colpi contro il presidente della Camera rivelando che il leader di Futuro e Libertà avrebbe pensato di organizzare un falso attentato nei suoi confronti a fini propagandistici. Il progetto dovrebbe essere messo in pratica durante una visita istituzionale ad Andria e per organizzarlo Fini "si sarebbe rivolto a un manovale della criminalità locale, promettendogli 200mila euro". Il prezzo, scrive ancora Belpietro, comprenderebbe "il silenzio sui mandanti, ma anche l'impegno di attribuire l'organizzazione dell'agguato ad ambienti vicini a Berlusconi, così da far ricadere la colpa sul presidente del Consiglio". Secondo il direttore di Libero, "l'operazione punterebbe al ferimento di Fini e dovrebbe scattare in primavera, in prossimità delle elezioni, così da condizionarne l'esito".

Su quanto scritto da Belpietro ha decisio di aprire un'indagine il procuratore di Trani Carlo Maria Capristo, anche se è difficile immaginare che gli accertamenti di polizia giudiziaria possano portare a qualche passo concreto. Certe invece le conseguenze politiche dell'editoriale, con la pronta replica del segretario amministrativo di Futuro e Libertà Nino Lo Presti.

"Maurizio Belpietro non deve
preoccuparsi: la credibilità di Libero, il quotidiano da lui diretto, è già perduta da tempo, non c'è bisogno di metterla in discussione. Difatti, l'ultimo suo delirio su un possibile attentato a Gianfranco Fini, a scopo propagandistico, la dice lunga sulle condizioni psichiche di questo giornalista che ha fatto dell'ingiuria e della calunnia il leitmotiv della sua carriera", afferma Lo Presti. Secondo l'esponente di Fli, "l'instabilità di Belpietro è ormai un dato acquisito, così come è acclarata la sua totale mancanza di coraggio nell'accettare un confronto con il sottoscritto, che ancora attende soddisfazione dopo essere stato definito insieme agli altri colleghi finiani 'traditore'. Il vero traditore di quella che dovrebbe essere la regina delle professioni intellettuali è proprio lui - continua il deputato finiano - che ha ridotto il giornalismo ad un suk di pettegolezzi e falsità".

fonte: repubblica.it

venerdì 17 dicembre 2010

Larry king appende le bretelle al chiodo


New York. A giugno la CNN ha festeggiato i venticinque anni del "Larry King Live" con una raffica di puntate con ospiti del calibro di Barack Obama, LeBron James, Bill Gates e Lady Gaga, un incontro, quest'ultimo, nel quale intervistato e intervistatore si guardavano con lo stesso stupore con cui un umano guarderebbe una forma di vita aliena.
L’annuncio della chiusura del programma era arrivato all’improvviso alla fine di giugno: Larry King smette di condurre un programma che è andato in onda ogni sera dalle ventuno di quel 1 giugno 1985. "E' ora che io appenda le mie bretelle al chiodo" ha detto in quell’occasione ai telespettatori.
E giovedì 16 dicembre sarà, appunto, il giorno dell'ultima puntata, bretelle e tutto il resto appesi al chiodo. Per l'occasione si schiereranno truppe stellari, ma niente anticipazioni, né nomi né altro; ci si aspettano però grandi cose, in un clima di forte emozione.
Fino a questo momento è stato un commiato alquanto sottotono. La macchina promozionale di un network può fare un bel po' di rumore su qualsiasi cosa, se vuole. Ma la CNN non si sta prendendo troppo disturbo: dal momento che a giugno ha reso omaggio a King in abbondanza, già da prima che l'interessato in persona annunciasse la dipartita dallo schermo, la CNN lo tratta adesso un po' da star sul viale del tramonto, un capitolo che la rete vuole archiviare con una certa fretta.
Oggi come oggi gli occhi sono tutti puntati su Piers Morgan, l'uomo nuovo di Cnn, nominato, appunto, a giugno. Morgan, 45 anni, giornalista e vip della tv, inglese di passaporto, e noto in America in quanto giudice del talent "America's Got Talent", promette che il programma "Piers Morgan Tonight" sarà "forte e in qualche modo pericoloso".
E' lui il futuro, o almeno è questo che la Cnn spera.
Larry King, che non è mai stato né "forte" né "pericoloso", né per altro ha mai tentato di esserlo, è evidentemente roba vecchia per la sua rete.
Certo, certo, sarebbe facile dire adesso che ha aspettato pure troppo ad appendere al chiodo quelle sante bretelle.
Se una volta era il primo nella classifica dei telegiornalisti, ora occupa il terzo posto, dopo Sean Hannity di Fox News e Rachel Maddow di MSNBC. Il suo programma fa 700 mila spettatori di media, meno della metà dell'audience della sua annata migliore, che fu il 1998, quando il "Larry King Show" portava a casa il suo milione e 640 mila spettatori.
Ma basterebbe buttare un occhio al 2003, con quel milione e 540 mila persone davanti alla tv - per lui.
Facile da convincere e poco incline alla polemica, Larry King, con quel suo fare da uomo della strada, sembra superato in un'era di conduttori televisivi sgradevoli, pressanti e insidiosi.
"Faccio domande brevi, non ho pretese di intellettualismi, non fingo di sapere tutto" diceva qualche anno fa nel tentativo di spiegare il suo modo di fare il giornalista. "E invece di 'Che mi dice di Ginevra o Cuba?' io chiedo: ‘Presidente, mi dica cosa non le piace del suo lavoro', o 'Qual è l'errore più grande che ha commesso?'. E' più interessante".
Interessante, certo, finché non diventa fiacco e privo di mordente, lo stile di uno che ha messo il pilota automatico.
Per questo i telespettatori hanno cominciato a perdere la pazienza davanti a quel Larry King così accomodante, secchione e incollato a uno standard di domanda-risposta con l'ospite.
La settimana scorsa, il nostro ha avuto l'occasione di intervistare Wesley Snipes pochi giorni prima che lo mettessero dentro per tre anni per una storia di mancata presentazione di denuncia dei redditi. Gran parte della puntata se ne è andata appresso a Snipes che si lagnava di come lo avevano trattato male i media americani e il sistema giudiziario. King ha dato l'impressione di non essere abbastanza pronto ad andare al nocciolo della questione, ovvero come cavolo aveva fatto uno come Snipes a cacciarsi in un guaio del genere.
La famosa tendenza di Larry King a evitare di prepararsi troppo, per arrivare 'pulito', senza troppe informazioni ad appesantirlo, davanti a un intervistato, negli ultimi anni ha cominciato a segnare il passo. Le gaffes lo hanno fatto sembrare un po' fuori del mondo. O peggio (basti ricordare la battuta micidiale di Jerry Seinfeld di qualche tempo fa: "Larry, ti ricordi chi sono?")
All'inizio il "Larry Kining Live" aveva base a Washington e solo questo bastava a dare al programma un certo non so che di impegno. E anche lui aveva il suo peso: sembrava essere colui, attraverso il quale i parrucconi parlavano al popolo, cosa che succedeva davvero, per cui ogni puntata sembrava essere il posto dove succedono le cose, dove si crea la notizia. Poi nel 1997 si è spostato a Los Angeles, cosa che sembrò un fare l'occhiolino allo showbiz, per non parlare della maggiore comodità per King stesso, che, da creatura della notte, si trasformò in un tizio qualsiasi con un programma preserale.
Giovedì il planisfero alle sue spalle si spegnerà. La fine del "Larry King Live" è certo la fine di un'epoca culturale, la fine di una corsa di tutto rispetto e Larry King rimarrà per sempre il pioniere con le bretelle della televisione moderna.
Oggi ci dice di aver fatto più di 50 mila interviste in cinquant'anni di carriera. Può essere. Forse sarebbe stato meglio se si fosse fermato un paio di migliaia di interviste fa. Ma ciò non significa che non ci mancherà, quando se ne sarà andato, insieme alle sue bretelle e a quel rassicurante spazio nell'etere per migliaia di ospiti.

fonte : http://www.tg3.rai.it/dl/tg3/articoli/ContentItem-bf9a0a35-eff7-4566-b9ec-bc7a28951c68.html

giovedì 9 dicembre 2010

Consulenze da 100mila euro il premio ai voltagabbana


"Quando la caccia si fa grossa e si punta a uno come Scilipoti, che fino a due giorni fa urlava dall'altra parte, allora vuol dire che è entrato in gioco Denis Verdini". Un dirigente Pdl che è di casa a Palazzo Grazioli racconta quel che sta accadendo in queste ore, racconta cosa accade in casa Pdl quando "non ci si può limitare alla promessa della ricandidatura". Perché adesso che la partita entra nel vivo non si punta ai soliti finiani incerti e centristi confusi, ma a dipietristi e persino democratici. Chi ci sta conquista un allettante win for life. Ci sono i pescatori da transatlantico, che lavorano sotto costa. E anche in questo caso sembra ne sia entrato in gioco uno, anzi una, finora defilata. Si tratta di Maria Rosaria Rossi - al fianco del Cavaliere questa estate al castello di Tor Crescenza e alla Certosa - che proprio sull'imminente passaggio del siciliano Scilipoti al partito della fiducia sembra abbia svolto un ruolo delicato. Ma poi ci sono i pescatori da mare grosso. Tre, in movimento in queste ore. Il coordinatore Verdini, appunto, il tesoriere del Pdl Rocco Crimi e una seconda fila ma molto attiva, il campano Mario Pepe. La triade, stando alle informazioni acquisite da autorevoli fonti interne al partito, si muove a tenaglia sugli obiettivi, con funzioni e assunzioni di impegni diversificati. Al pari di Pepe, altri si muovono nell'acquario di Montecitorio. Daniela Santanché, per gli avversari il "Luciano Moggi" del calciomercato, e il ministro Elio Vito. Francesco Pionati e Saverio Romano sugli
amici dell'Udc dal quale provengono.

Non vi è traccia, né mai ve ne sarà di passaggio di denaro. "I 350-400 mila euro di cui si parla è il corrispettivo in 3-5 anni di una consulenza col partito o col gruppo - racconta dietro anonimato chi ha ricevuto e rifiutato - Il sistema è collaudato: ti propongono di indicare il nome di un amico, un parente col quale stipulare subito il contratto, che si aggira attorno ai 100 mila euro lordi l'anno, per più anni". Cosa ne faccia il "prestanome" del compenso, a chi giri quei soldi, non è affare dell'offerente. "La consulenza poi può passare a tuo nome a fine legislatura - continua nel racconto il deputato - in caso di mancata rielezione". Perché la ricandidatura è la prima offerta avanzata, ma nessuno, nemmeno il leader può garantirla. Poche settimane fa Repubblica aveva pubblicato il contratto di consulenza col gruppo Pdl che due ex parlamentari transitati a Forza Italia a fine 2007, Marco Pottino e Albertino Gabana, hanno stipulato dopo la mancata rielezione. Compenso, tuttora percepito: "120.516 euro l'anno al lordo delle ritenute".

La regola numero uno di Palazzo Grazioli, Silvio Berlusconi l'ha dettata a coordinatori e capigruppo a settembre, in occasione del primo calciomercato: "Non voglio ricevere nessuno che venga qui a far richieste o aprire trattative, non intendo passare altri guai per colpa di inaffidabili che registrano o vanno a raccontare chissà che". Gli scandali dell'ultimo anno e mezzo hanno imposto cautela. Sono altri a condurre le trattative. Il presidente del Consiglio si congratula e concede il privilegio dell'abbraccio finale, il sigillo. Il pidiellino Dore Misuraca, potente calamita elettorale in Sicilia occidentale e in odor di transito all'Udc, è stato il recordman degli ingressi a Palazzo. Tre nelle ultime sei settimane. Fruttuosi. "Il presidente l'ha buttata tutta sul rapporto personale, mi ha confermato che sono una risorsa" minimizza Misuraca. Ma la famiglia Misuraca è regina della sanità privata nell'isola, il rapporto personale non è stato l'elemento decisivo per convincere altri deputati che si sono avvicendati dal premier. Non trova conferma l'indiscrezione che circola sullo screening che sarebbe stato effettuato sulla situazione patrimoniale e le esposizioni bancarie di una serie di "avvicinabili". Però sul dipietrista Domenico Scilipoti, stando alla documentazione inviata al partito da uno dei suoi creditori, pende un decreto ingiuntivo (89/07) sostenuto da sentenza del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto per 200 mila euro. L'altro idv sotto tiro, Antonio Razzi, non fa mistero della proposta avanzatagli per l'estinzione del mutuo per la casa acquistata a Pescara, tramite Previdencassa svizzera. "Mutuo? Pressioni ancora più forti su di lui" allude Di Pietro.

A Palazzo Chigi poi un occhio di riguardo lo hanno anche per gli "idealisti". Deputati e senatori pronti a discutere in cambio di un impegno per una "giusta causa". La situazione delle carceri per Pannella ricevuto da Berlusconi, la gestione del Parco dello Stelvio da affidare agli enti locali per i due Svp Brugger e Zeller, la galleria del San Bernardo per il valdostano indipendente Nicco. E martedì sera al Senato Giovanni Pistorio, dell'Mpa di Lombardo, scherzava ma neanche tanto coi colleghi pidiellini: "Ragazzi, se sbloccaste i fondi Fas della Sicilia da 1,4 miliardi fermi al ministero, potremmo discutere".

fonte: Repubblica.it

martedì 7 dicembre 2010

Julian Assange arrestato a Londra Hacker attaccano siti anti-Wikileaks


LONDRA - Julian Assange è stato arrestato in Gran Bretagna. Si è presentato questa mattina alle 9:30 a Londra ad una stazione di polizia, dove è stato preso in consegna dagli agenti. Contro di lui è stato emesso un mandato di cattura internazionale, per il presunto stupro, in Svezia, di due donne. Il fondatore di WikiLeaks ha sempre negato le accuse e ora, dopo essere interrogato dalla polizia britannica, dovrà apparire davanti ai magistrati della corte di Westminster. Il suo legale aveva fatto sapere già da ieri che era in corso una trattativa con Scotland Yard. I suoi sostenitori, però, non si fermano: un network di hacker ha organizzato un attacco informatico contro PayPal e Postfinance, che hanno bloccato i finanziamenti al sito.

Pirati informatici contro Paypal e Postfinance. "La banca svizzera (PostFinance) che ha chiuso il conto a Assange è stata tirata giù oggi con un Ddos attack (negazione del servizio, lo stesso lanciato in più occasioni contro i domini di Wikileaks in questi giorni)", recita un annuncio del gruppo su Twitter. Qualche ora prima, un altro assalto informatico era stato lanciato contro PayPal, sempre dal gruppo, denominato Operation Payback, operazione "resa dei conti". Le due società non hanno confermato la notizia.

Su Twitter, il gruppo aveva annunciato con anticipo "l'ora X" invitando i membri a "fare fuoco" al momento convenuto. Operation Payback è un gruppo hacker
di "difensori della pirateria informatica" nato per rispondere ai tentativi di oscurare Torrent e altri programmi di condivisione dei file in rete messi in atto da "hacker pagati dalle aziende" per tutelare il copyright.

Mastercard sospende i finanziamenti. Dopo Paypal, anche Mastercard ha interrotto i finanziamenti al sito di Assange."MasterCard si sta attivando perché WikiLeaks non possa più accettare i prodotti a marchio MasterCard", ha detto un portavoce, spiegando che la decisione è destinata a limitare ulteriormente le fonti di reddito di WikiLeaks. Le finanze dell'organizzazione sono state sistematicamente attaccate nelle ultime ore: le autorità svizzere hanno chiuso un conto corrente utilizzato da Julian Assange mentre PayPal ha limitato in maniera permanente l'account utilizzato dal gruppo. La risposta di Wikileaks è stata quella di sollecitare le richieste di finanziamento con l'appello: "manteneteci forti".

Il legale di Assange: Trattiamo la resa. Ieri, l'avvocato inglese del fondatore di WikiLeaks, Mark Stephens, ha fatto sapere di essere in contatto con Scotland Yard 1 per organizzare l'interrogatorio del giornalista australiano, aggiungendo che l'incontro dovrebbe avvenire "a breve". Altre fonti avevano riferito al quotidiano Guardian che Assange sarebbe dovuto comparire oggi davanti a una corte di giustizia per discutere della cauzione.

Secondo il quotidiano britannico, il fondatore di WikiLeaks avrebbe chiesto ai suoi sostenitori di farsi garanti per lui e di raccogliere una cauzione stimata tra le 100.000 e le 200.000 sterline. Assange crede di aver bisogno di almeno sei persone come garanti. Negli ultimi giorni, il giornalista avrebbe confidato ad alcuni amici di essere convinto del ruolo svolto dagli Stati Uniti in tutta la sua vicenda giudiziaria.

Appello pro-Assange, firma anche Chomsky. Mentre le rivelazioni del sito emerse dai dispacci riservati della diplomazia Usa continuano ad alimentare feroci polemiche, un gruppo di intellettuali, fra cui Noam Chomsky, ha firmato una lettera in favore di Assange, diretta al premier australiano, Julia Gillard. Chomsky, docente di linguistica al MIT (Massachusetts Institute of Technology), molto critico con la politica estera statunitense, si è unito a un gruppo di decine di esponenti del mondo intellettuale australiano (scrittori, giornalisti e avvocati). I firmatari si dicono "gravemente preoccupati" per la sicurezza del 39enne australiano e chiedono al governo di affermare pubblicamente l'impegno a tutelare la libertà di comunicazione e i diritti fondamentali di Assange. La lettera aperta chiede anche al premier di fornire sostegno ad Assange e di "compiere tutto quanto in suo potere per garantire che vengano rispettati i diritti fondamentali" del fondatore di WikiLeaks nei procedimenti giudiziari che lo riguardano.

fonte: repubblica.it