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giovedì 13 ottobre 2011

Patto Bossi-Berlusconi per votare in primavera? I possibili scenari dopo il voto di fiducia


La notizia di un patto siglato la scorsa notte a tra Berlusconi e Bossi per andare al voto nella primavera 2012 circola insistentemente e con molta apprensione nel giro stretto dei leghisti. A molti padani appare molto plausibile la possibilità che il Cavaliere e il Senatur abbiano stretto un'intesa per elezioni anticipate visto che entrambi potrebbero giovarne sia blindando la loro leadership anche per la prossima legislatura sia perchè sarebbero ancora padroni assoluti nei loro partiti decidendo chi mettere in lista e chi no. Ecco la ragione di tanta apprensione tra i deputati del Carroccio in larga parte schierati con Roberto Maroni ‐ e quindi preoccupati dall'essere fatti fuori ‐ che lo hanno seguito negli ultimi passaggi più caldi: ossia nel tentativo ‐ fallito ‐ di cambiare il capogruppo alla Camera (Marco Reguzzoni) e sul congresso di Varese dove Bossi ha 'nominato' un uomo proprio di Reguzzoni incassando i fischi dei militanti.

In sostanza, un'accelerazione verso il voto porterebbe come prima conseguenza un'accelerazione verso la resa dei conti interna. E l'interesse potrebbe essere proprio gli uomini più vicini a Bossi, quelli del cerchio magico di Rosi Mauro e Reguzzoni, che finora hanno dimostrato di avere grande influenza sul Capo. E dunque potrebbero avere la stessa influenza anche nella decisione delle liste elettorali, su chi ricandidare e chi lasciare a casa. Potrebbe essere quello lo strumento decisivo per stabilire equilibri nel partito o per effettuare (in entrambi i fronti) eventuali 'repulisti'.

Il punto è che rispetto al 2008 si giocerebbe una partita su numeri più ristretti per l'ingresso in Parlamento ‐ a causa di consensi in discesa, come pronosticano alcuni sondaggi ‐ e soprattutto ci si andrebbe nel pieno di una guerra interna che più di tre anni fa non c'era. Tant'è che le liste elettorali furono compilate da un gruppo ristretto di dirigenti tra cui c'era Giancarlo Giorgetti come segretario della Lega Lombarda, Roberto Cota per il Piemonte, Roberto Calderoli e Gian Paolo Gobbo per il Veneto. Tanto per capire le differenze rispetto a oggi, Roberto Maroni nel 2008 non aveva il seguito attuale ed entrò assai poco nella partita liste (se non per una decina di nomi) così come Reguzzoni che ebbe margini più risretti di quelli che invece potrebbe avere ora. Adesso siamo a un panorama politico interno al Carroccio assai cambiato.

Se a decidere fossero i territori sarebbero tante le battaglie da combattere. In Lombardia, per esempio, si parla già di un congresso della Lega lombarda proprio per mettere in discussione Giorgetti (vicino a Maroni) e liberare quella posizione a vantaggio dei 'cerchisti'. Ma un protagonista sarebbe anche Roberto Calderoli che sta giocando una partita sua. «Lui e Maroni sono i probabili successori a Bossi», ha detto a Radio 24 l'europarlamentare Roberto Speroni che tra l'altro è il suocero di Reguzzoni. E anche in Veneto i tempi sono cambiati e Gian Paolo Gobbo oggi dovrebbe vedersela con il popolare sindaco di Verona, Flavio Tosi, molto vicino a Maroni. Più tranquilla la situazione in Piemonte dove domina Roberto Cota, piuttosto distante dal cerchio magico mentre in Emilia e Liguria Rosi Mauro (cerchio) è legato federale (una sorta di commissario) così come in Toscana c'è Gianni Fava ‐ vicino a Maroni ‐ mentre il segretario della Romagna è un altro fedelissimo del ministro dell'Interno, Gianluca Pini. Insomma questa è la geografia interna che potrebbe condizionare le liste ma nella Lega conta ciò che decide Bossi. E oggi il Senatur appare più vicino che mai a Marco Reguzzoni e Rosi Mauro. E i fedelissimi di Maroni tremano.

fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-10-13/nella-lega-rischio-voto-222545.shtml?uuid=Aadi7mCE

Con la legge norvegese Breivik rischia al massimo 21 anni di carcer


In base alla legge norvegese, uno dei pochi Paesi ad avere eliminato anche l'ergastolo, oltre alla pena di morte, Anders Behring Breivik potrebbe essere condannato a un massimo di 21 anni di carcere per l'attacco-bomba e la sparatoria che hanno insanguinato Oslo.

Una prospettiva che ora suscita parecchie perplessità nel Paese, dove sono molte le voci che si levano per chiedere un'inasprimento della pena massima. La collera dei connazionali di Breivik si scatena con particolare virulenza soprattutto sul web, con Facebook che da subito ha visto nascere decine di pagine contro l'attentatore, alcune delle quali arrivano a chiedere la pena di morte per l'uomo. "Dopo l'uccisione di così tanti innocenti trovo che non abbia il diritto di vivere", scrive ad esempio Mari Kaugerud. Altri, interpellati per le strade di Oslo, si dichiarano contrari alla pena capitale ma vorrebbero una detenzione più lunga. "Persone così non dovrebbero mai poter tornare tra la gente normale", si indigna Mustafa, 31 anni, edicolante norvegese di origine iraniana. Il diritto norvegese, in realtà, permette di tenere una persona in carcere anche per periodi più lunghi di 21 anni, con tranche aggiuntive quinquennali, nel caso il detenuto sia considerato ancora pericoloso. "Ma questo, quante volte succede?", protesta Daniel de Francisco, cuoco di 25 anni. Il sistema penale della Norvegia, con le sue prigioni moderne e confortevoli, suscita spesso lo stupore di Paesi più repressivi, eppure registra tassi di recidività e di criminalità inferiori alla media europea. I morti degli attacchi di venerdì corrispondono a tre volte la media annuale di omicidi nel Paese scandinavo. Abolita per i crimini ordinari nel 1902, la pena di morte è stata definitivamente abrogata in Norvegia nel 1979. L'ultima esecuzione risale al 1948, tre anni dopo quella di Vidkun Quisling, capo del governo collaborazionista (1942-1945) sotto l'occupazione nazista, fucilato per alto tradimento.

mercoledì 13 aprile 2011

Fede: "Dormirete a casa mia" i provini per le ragazze del Cavaliere


MILANO - Ambra Battilana e Chiara Danese sono invitate ad Arcore il giorno dopo aver sostenuto un provino con Emilio Fede che le ingaggia come "meteorine". Ecco come vanno le cose, quel giorno. È il 21 agosto 2010.

Ambra: "Il mio agente Daniele Salemi parla di me e Chiara ad Emilio Fede. Magnifica la nostra bellezza e le nostre qualità personali. La prospettiva naturalmente è quella di crearci un buon "aggancio" con il direttore del Tg4, di farci fare magari "meteorine", di farci entrare nel mondo dello spettacolo. È nato così il contatto con Fede. Lo incontriamo il 21 agosto 2010 negli studi di Mediaset a Milano 2. Dopo un'attesa di un'ora in una sala dove c'è una bandiera italiana, siamo ricevuti dal direttore. Fede si mostra subito elettrizzato. Ci fa un sacco di complimenti e ci dice, rivolgendosi a Salemi, il nostro agente, che andiamo benissimo, anzi testualmente "Vanno benissimo, sono bellissime". Da questa sala ci spostiamo direttamente nello studio di Fede, dove ci ripete che andiamo benissimo per fare le meteorine, che guadagneremo 1800 euro a settimana più un importante rimborso spese, e che però avremmo dovuto lavorare tutti i giorni presso gli studi di Rete 4. Ricordo che Fede aggiunge anche che può capitare che facessimo molto tardi al lavoro. In tal caso avremmo potuto dormire a casa sua. Ricordo in particolare che Fede rivolgendosi a Chiara la definisce un po' troppo timidina e silenziosa. Ma ci rassicura, avremmo
potuto fare delle prove direttamente con lui e direttamente a casa sua. Prove di dizione. Modo di comportarsi in televisione durante il programma del Tg4. Io e Chiara siamo stupefatte che il direttore, una persona così importante, ci voglia addirittura fare personalmente le prove su questo lavoro, anche se non esterniamo il nostro stupore, almeno a parole".


Chiara: "Fede non ci chiede alcuna prova, ma si mostra subito deciso a sceglierci come "meteorine". Ci dice che possiamo anche vederci con lui nella sua abitazione per fare delle "prove riservate", eventualmente delle lezioni di dizione. A noi ci sembra un sogno e siamo molto felici, ma anche "basite" per il fatto che il direttore ci voglia fare lui stesso, personalmente, da maestro". I pubblici ministeri Pietro Forno e Antonio Sangermano chiedono spiegazioni alla diciottenne. "Ma lei in quella circostanza ha pensato che ci potessero essere dei secondi fini nel proporle queste prove riservate?".


Chiara: "Sul momento assolutamente no, anche perché francamente Emilio Fede potrebbe essere mio nonno".
Ambra: "Ricordo che io e Chiara per la verità abbiamo precisato al direttore che prima di iniziare il lavoro da meteorine - entrambe - dovevamo finire il concorso di Miss Italia, nel quale eravamo in quel momento impegnate. Ripeto che il direttore appare particolarmente elettrizzato, ci tempesta di domande sui nostri impegni e si mostra dispiaciuto di dover andare a Forte dei Marmi per un impegno personale. Ci lasciamo. Io, Chiara e Daniele (l'agente) siamo usciti per andare a prendere un gelato nei pressi dello studio di Rete 4. Mentre siamo lì, il direttore chiama Daniele e dalla telefonata capisco che Fede è riuscito a liberarsi dai suoi impegni e quella stessa sera ci saremmo potuti vedere a cena. Fede ci invita a mangiare al ristorante "Bulgari". Ceniamo io, Chiara, Salemi (l'agente) ed Emilio Fede. Ricordo che il nostro tavolo è nel cortile del ristorante e che sono presenti numerosi avventori. Ricordo che Fede mostra disinvoltura e confidenza con il ristorante, fa molto lo spiritoso, anche con qualche battutina allusiva, in riferimento per esempio al fatto che Chiara abbia studiato come estetista e quindi magari gli avrebbe potuto praticare qualche massaggio non meglio precisato. Sono battutine che ci imbarazzano molto. In particolare Chiara, che è più timida di me, mostra tutta il suo disagio. Francamente pensavo che un uomo di 80 anni non potesse superare un certo limite, ma fosse tipo i nonni delle mie amiche che scherzano ma senza una particolare malizia. A un certo punto, però, Emilio Fede chiede a Chiara di alzarsi da tavola e la fa girare di spalle. Le tiene le mani sui fianchi. Le guarda ostentatamente il sedere. Sono stupefatta da questa scena anche perché avviene di fronte a tutta la gente presente nel cortile del ristorante e io mi vergogno tantissimo. Chiara mi guarda visibilmente imbarazzata e terrorizzata, anche perché io sono seduta esattamente di fronte a lei. Fede tiene le mani sui fianchi di Chiara, ma non le tocca il sedere o altre parti intime. Nonostante questo non sia un atteggiamento normale, specialmente in un ristorante, non riteniamo di andare via, anche perché ci interessa quel tipo di contatto con il direttore che, tutto sommato, si era mantenuto abbastanza nei limiti. La cena poi prosegue fino a quando abbastanza tardi, intorno a mezzanotte, ci salutiamo e ce ne andiamo con l'impegno di rivederci".





Chiara: "A un certo punto Fede, che siede accanto a me, mi chiede di alzarmi, di stare di fronte a lui e di girarmi. Mi sistema le mani sui fianchi, senza peraltro toccarmi in alcun modo in maniera scorretta. Ricordo che Fede dice a Salemi (l'agente) che quello è un modo per potermi valutare, dal che deduco che la parte che intendeva valutare fosse il mio fondoschiena. Ricordo che guardo Ambra in maniera interrogativa perché francamente mi pare un po' anomalo che per condurre una trasmissione televisiva mi debba sottoporre a quel tipo di prova e comunque devo dire che sino a quel momento le cose erano nei limiti dell'accettabile".
Chiara: "Ricordo che il conto del ristorante lo paga Fede, non so se con carta di credito o in contanti. Ricordo anche che io e Ambra gli diciamo che il giorno successivo è prevista la selezione di miss Piemonte e che siamo entrambe concorrenti. Fede sembra molto divertito e ci dice che se lo avesse saputo prima non avrebbe rifiutato l'invito a far parte della giuria di Miss Italia. Il giorno dopo, 22 agosto, alle selezioni sul Lago d'Orta, per l'elezione di Miss Piemonte, Ambra viene incoronata vincitrice e io arrivo terza".


Questo è il prologo. È la selezione che, secondo la testimonianza delle due ragazze ora depositata agli atti dell'inchiesta milanese, Emilio Fede conclude prima di portare le due ragazze per una serata a Villa San Martino.
Ma chi sono queste due neomaggiorenni?



Ambra: "Mio padre ci ha abbandonato cinque anni fa, e si è sostanzialmente disinteressato della vita della famiglia. Mia madre è una persona semplice, che fa la collaboratrice domestica in un'azienda di pulizie, ed era molto spaventata per questa vicenda".
Chiara: "I miei genitori sono due persone semplici. Mio padre faceva l'autista portando cartelli pubblicitari, mia mamma per tanti anni ha fatto la collaboratrice domestica. Di fronte allo stillicidio di notizie, dopo il 14 gennaio, mia madre mi ha consigliato di ristabilire la verità rivolgendomi al legale e alla autorità giudiziaria".



fonte: http://www.repubblica.it/politica/2011/04/13/news/fede_provino-14877461/

domenica 20 marzo 2011

Giuliano Amato a Che tempo che fa. Ecco la sua biografia


Questa sera alle ore 20.10 da Fabio Fazio, a Che tempo che fa, è ospite Giuliano Amato, presidente del Comitato dei garanti delle celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, che è uscito in libreria con Dove andremo a finire - Dialoghi con Alessandro Barbano. L'intervento di Amato è stata una sorta di omelia forse troppo carica di retorica. Ha espresso la sua fiducia in un rinnovamento civile che non può essere sfiduciato, ed ha demonizzato l'intervento Italiano in Libia.
Ma chi è Giuliano Amato? Ecco una biografia tratta dal sito www.democrazialegalita.it.

"Scrivere su Giuliano Amato può rivelarsi un’impresa ardua soprattutto se si spera di cogliere la vera essenza del personaggio.

Per cominciare a parlare compiutamente del politico Giuliano Amato, astenendoci dal fronteggiare l’intellettuale, il giurista etc.., si dovrebbe ripercorrere la storia del partito socialista, quanto meno dall’avvento di Craxi fino al suo declino.

Giuliano Amato di Craxi ha seguito l’ascesa, ha condiviso lo splendore, ma pur condividendone, per sua stessa ammissione, anche tutte le responsabilità, non ne ha seguito il declino.

Per questo rimandiamo ad analisi approfondite fatte da chi quegli anni li ha analizzati più da vicino.

Ci sembra, tuttavia, che non si possa trascurare un aspetto legato a quello che molti, nel Psi di allora, hanno identificato come “il fascino di Craxi”.

Giuliano Amato capisce prima di altri che Craxi non ha solo la strategia giusta per il futuro del Psi ma anche la forza per realizzarla. Dirà, infatti, che Craxi “era riuscito a dare voce unica ai socialisti accrescendone enormemente la credibilità”, essendo l’unico in grado di “esprimere la posizione socialista e sovrastando ogni altra voce”. Pertanto, non appena risulta chiaro che Craxi è il Messia, lungamente atteso dal popolo del garofano, Giuliano si vota a diventarne il primo degli apostoli.

Meglio prendere “il Craxi per le corna” dice agli scettici compagni della corrente giolittiana e senza esitazione lo segue a Palazzo Chigi per avviare quella lunga stagione che porterà il partito dalla “felice ambivalenza” con la Dc, via “Milano da bere” e “onda lunga” fino allo schianto di Tangentopoli.

Amato nelle prime esperienze di governo a fianco di Craxi (prima come sottosegretario alla presidenza poi come ministro vede “emergere altre doti del personaggio” che “si rivelava in grado di imporsi anche in sede di governo” facendo “scelte salvifiche per l’economia nazionale” come l’abolizione della scala mobile.

Anni dopo il fine studioso Amato noterà che in quegli anni la forza di Craxi coincideva con la debolezza del Pci rimproverando al Psi di allora, di aver perso l’occasione per assumere la guida della sinistra. Lo farà con una metafora un po’ forte ma efficace – “invece di attendere che il cadavere del Pds passasse sul fiume, avremmo dovuto invocare noi le ragioni della convergenza.”

Sono frasi che a rileggerle oggi fanno un certo effetto perché bisogna ammettere che Amato quel “cadavere sul fiume” non ha mai smesso di aspettarlo. Peraltro la tanta agognata convergenza non riuscirà mai a realizzarla, tanto meno quando si è provato a impostarla sul suo nome. Conclusa nel 1993 la sua esperienza di governo Giuliano Amato accetterà di presiedere l’Antitrust e nel 1997 esaurito quest’incarico ed in assenza di nuova committenza tornerà per un po’ all’insegnamento. Sarà richiamato a corte da D’Alema nel 2000, prima come ministro e poi addirittura come suo successore a Palazzo Chigi. La grande occasione però l’avrà nel 2001 quando per un attimo il centrosinistra scommetterà su di lui come candidato premier.

Gli preferiranno Rutelli, il “Clinton de’ noantri”, un leader con minore esperienza e minore cultura politica, storica, giuridica etc.., uno che non sa parlare a braccio come lui, uno che si smarrisce lontano dalle sue fotocopie, ma che è forte dell’esperienza di sindaco di Roma e di un’immagine che “buca” nelle platee televisive. Rutelli perderà risparmiando ad Amato una figuraccia. Nel 2001, tuttavia, il vero sconfitto non sarà Rutelli, ma saranno i Ds, rei di 5 anni di governo vissuti all’insegna di relazioni molto pericolose e con quella che era un tempo “la gioiosa macchina da guerra” ridotta ad una “pianta nana” con solo il 16%. E così quando Fassino verrà eletto segretario dei Ds, Giuliano Amato potrà finalmente salutare il loro approdo nel “progetto più largo della casa dei riformisti”.

Il discorso sulla casa comune della sinistra, tuttavia, sarà rimandato e Amato andrà ad occuparsi della convenzione europea all’ombra del vecchio Giscard d’Estaing. Farà bene, come al solito, ma anche lì la vetrina non sarà la sua. Oggi che il partito maggiore della sinistra è alle prese con una nuova “traversata del deserto” c’è di nuovo Amato pronto a tendere la mano di là dal guado, ancora senza un partito, ancora senza una base di consenso radicata nel territorio, ma sempre con la stessa idea in testa - togliere agli ex-comunisti ogni velleità di egemonia sulla costellazione di sinistra ed ogni sicurezza sulla tenuta del loro storico “zoccolo duro”.

Torna dunque il sogno della convergenza incarnato oggi dal costituendo partito democratico ed il ruolo della sirena Amato lo interpreta insieme a Francesco Rutelli. Il contributo più concreto all’erosione dei Ds, tuttavia, glielo dà il premier Berlusconi con le incursioni del suo Giornale e con le sue risibili visite ai pm di Roma.

E se il partito democratico si dovesse infine realizzare sotto i suoi auspici e Rutelli ne sarà il segretario Amato per sè cosa vorrà? Tornerà di nuovo nel suo buen retiro di Ansedonia a mani vuote? In realtà gli hanno già proposto la poltrona di governatore, ma lui ha declinato come al solito con una metafora – “se si libera il posto di Sacchi al Real Madrid non per questo dovrei essere candidato anche a quello”, un modo contorto per dire che spera di essere candidato altrove. Il suo nome, infatti, è ormai da più di un mese fra quelli dei candidati al Colle. In questa corsa non ci sono primarie, inutile cercare regole, le candidature si fanno e si disfano con battute a margine dei convegni o con sortite dei giornali come quelle de“La Padania” che lo dà in pole position.

L’ex capo dello Stato Cossiga per esempio, già in sintonia con lui ai tempi di Eta Beta, vede in Amato l’uomo gradito a Berlusconi soprattutto nell’eventualità di una sconfitta del centrodestra alle politiche. L’ex-consigliere del Principe, il grande tessitore del centrosinistra fino ad oggi ha vivacchiato all’ombra dell’Ulivo. Se dovesse salire al Colle sarà in grado di interpretare il ruolo di garante della Costituzione che spetta al Capo dello Stato? Per rispondere e suffragare i nostri brutti presentimenti dovremo tornare indietro e invece di parlare di contenitori, come fa da vent’anni Giuliano Amato, spostare l’attenzione sui contenuti, sui requisiti minimi che dovrebbe avere una classe politica almeno presentabile. Alle inquietanti domande di questi giorni su etica e politica potrebbe rispondere raccontando la sua esperienza nel Psi. E cioè che quando Berlinguer poneva la questione morale tale tema era già stato cancellato dall’agenda del Psi perché come lui stesso ricorda “a Craxi quel tema non interessava, era un uomo di potere, attento anche ai poteri abusivi e nel Psi cominciavano ad emergere fenomeni negativi, ma non erano al centro della sua attenzione”. Per proteggere quei poteri Craxi affidava ad Amato il compito di preparare l’arma micidiale dei decreti-legge dunque non poteva essere il nostro a sollevare il problema dei finanziamenti illeciti che quei poteri indirizzavano al partito. Il suo dissenso ai tempi in cui Craxi sfidava persino gli americani negando loro la base di Sigonella, si manifestava semplicemente col silenzio. Sembra incredibile! Insomma il Giuliano Amato che conosciamo, quello che disserta su tutto, lo studioso, l’editorialista, il fine conversatore dalla metafora sempre pronta, quello che citerà Voltaire per giustificare la sua prolissità: - “Vi scrivo una lettera lunga perché non ho tempo di scriverne una breve”.

Giuliano Amato che tutto sapeva opponeva il suo silenzio al ras del partito e solo da quel silenzio carico di significati Craxi doveva intuire che lui non era d’accordo. Commovente. Così come fu commovente la difesa del segretario Bettino che il Giuliano Amato presidente del Consiglio fece il 17 dicembre 1992 dopo i primi avvisi di garanzia. Mentre fuori la gente assediava la sede di via del Corso al grido di “Ladri, ladri” Amato fece un discorso ai suoi compagni della direzione che non avrebbe stonato alla corte di Re Artù e dei cavalieri della tavola rotonda.

Invocò per il suo Principe il più classico dei “tutti per uno, uno per tutti” sostenendo che “questa responsabilità, e qualunque responsabilità ci venga addebitata per questo ruolo, non è e non può essere solo tua, perché tu te la sei assunta per tutti noi e per far svolgere al partito il ruolo cruciale che esso ha svolto in questi anni. Le responsabilità tutte sono di tutti noi.”

Così si esprimeva Giuliano Amato. Può un politico che ha pronunciato a suo tempo una confessione così piena e completa della sua complicità con quel sistema illegale e degenerato, costruito dalla protervia di Craxi, essere oggi l’ispiratore della politica economica dell’Unione, della politica europea con gli Stati Uniti e può candidarsi a ricoprire niente meno che la più alta carica dello Stato? Ciò posto e tanto sinistramente premesso correrà l’obbligo di ammettere che l’uomo politico Amato ha anche dei meriti. Nel 1993 egli ha varato la prima delle manovre finanziarie “lacrime e sangue”, ha messo mano alla riforma delle pensioni, ha dato il via alla riforma in senso privatistico del rapporto di pubblico impiego, ha avviato le privatizzazioni in compagnia dei vari Draghi e Giavazzi, allora insediati al Ministero del Tesoro.

In quella situazione di emergenza per i conti pubblici ci voleva qualcuno che si prendesse l’onere di imboccare la strada della riduzione del debito a costo di un’impopolarità che oggi, secondo l’Economist, nessuno avrà il coraggio di rischiare. Amato anche allora non si tirò indietro e, finita l’opera di risanamento, annunciò il proprio ritiro dalla politica - “Non farò come certi che vogliono essere protagonisti del vecchio, del nuovo e del nuovissimo. Per cambiare dobbiamo trovare nuovi politici. Per questo confermo che ho deciso di lasciare la politica, dopo questa esperienza da primo ministro. Solo i mandarini vogliono restare sempre e io sono in Parlamento ormai da dieci anni”.

Migliore autoritratto il dottor Sottile non poteva concederci. In confronto tutti i giudizi velenosi che gli hanno riservato i suoi ex compagni socialisti e i suoi tanti compagni di viaggio sono zuccherini. Tutti zuccherini tranne uno. Quello di Craxi – “Amato? Un grande professionista a contratto” – [gli va riconosciuto] – “fa parte degli opportunisti che hanno strisciato e strisciano pancia a terra e mentono pur di salvare la pelle” – [severo, ma difficile da smentire] - “tutto può fare salvo che ergersi a giudice delle presunte [!!!!!] malefatte del Psi. [ingeneroso perché come abbiamo visto ha condiviso tali responsabilità anche dopo gli avvisi di garanzia] e infine – “forte delle sue amicizie e altolocate protezioni, a lui non è toccato nulla di nulla” – [se fosse vero è a dir poco inquietante che possa diventare Presidente della Repubblica]. A questo punto ci converrebbe quasi sperare che l’Unione perda le elezioni. In questo modo, stando a quanto dicono le malelingue, al Quirinale finirà per andarci lo zio Prodi con la benedizione dei suoi premurosi nipotini Veltroni e Rutelli che si sacrificherebbero a guidare il partito democratico. E Giuliano? Forse continuerà a fare il suggeritore che in fondo è quello che gli riesce meglio".

martedì 22 febbraio 2011

Il punto G. Il grande mistero....


I rapporti spesso scarseggiano di piacere. Sono anni che si discute su come toccare le vette della libido, se esistano dei punti più o meno interessanti nel corpo umano per accendere il desiderio nel partner, soprattutto nelle donne. Ci sono tante teorie, più o meno accreditate, ma nessuna prova scientifica, se non quella che ogni coppia trova nel suo letto. Una famosa ginecologa francese, Odile Buisson, ha rilanciato il celebre punto G, che tanti esperti, anche italiani, sostengono sia solo un mito. Questa professionista ha prodotto un interessante studio tra il 2009 e il 2010 realizzando una serie di ecografie del clitoride e del coito grazie a una coppia di volontari che si sono prestati come cavie. Vediamo meglio di cosa si tratta.

Sul suo lavoro, la Buisson ha dichiarato: “Non pretendo di avere risolto tutti i misteri Ma c’è una logica anatomica che giustifica l’esistenza del punto G. Certo non c’è solo una spiegazione meccanica”. E aggiunge: “Non c’è ragione che quest’organo sia un dominio inesplorato. Il piacere femminile non è solo nella testa”.

Spesso si dice che la parte fisica dei rapporti sia mentale per le donne. A questo punto, più svelare il mistero del punto G quello che ha fatto questa signore, almeno secondo me, è dare una certa rilevanza all’aspetto più carnale. Anche per noi donne la fisicità ha valore e tanto.

L’autrice, inoltre, si è opposta fermamente ai risultati dello studio dei ricercatori inglesi del King’s College di Londra che ne ha negato l’esistenza definendolo solo un mito alimentato da riviste e terapisti sessuali. Per lei il piacere femminile «fa paura agli uomini», soprattutto ai francesi. È così? Giro la domanda agli uomini italiani. E’ per questo che anche voi vi fate venire quei falsi mal di testa?

lunedì 14 febbraio 2011

Cosa si fa a San Valentino?


SAN VALENTINO 2011 CONSIGLI - Eccoci alla festa degli innamorati, san Valentino 2011. Un San Valentino che deve ovviamente tenere conto dei nuovi passi tecnologici. Numerose infatti le applicazioni speciali per iPhone dedicate alla festa degli innamorati.

Ad esempio San Valentino Love Art. L'applicazione permette di spedire una vera e propria cartolina virtuale: uelle messe a disposizione all’interno dell’app mobile per iPhone sono delle cartoline illustrate eleganti che saranno molto belle da vedere. Il contrasto dei colori e la vivacità dei disegni sono delle caratteristiche peculiari di queste bellissime cartoline d’amore su iPhone. Ma non è l'unica. C’è anche iLove You, che ci mette a disposizione frasi d’amore sui dispositivi mobili di Apple. E’ un’applicazione mobile utile per tutti gli innamorati che, grazie a questo strumento informatico, potranno sfruttare ogni momento passato con la dolce metà per dire delle frasi molto romantiche. Grazie alle affermazioni contenute all’interno dell’app su iPhone è possibile avere sempre a portata di mano delle frasi adatte ad ogni circostanza.

L’applicazione, che costa 0,79 euro, è compatibile con iPhone, iPod Touch e iPad. E passiamo ai consigli per la serata di San Valentino, ci consigli su cosa indossare, cosa mangiare e che musica ascoltare. A questo link, alcuni esperti di moda e tendenza vi mostrano alcuni abiti da indossare per questa serata speciale.

domenica 30 gennaio 2011

17 marzo 2011. Non tutti festeggiano


Ecco alcuni gruppi di persone che ritengono opportuno non far festa il 17 marzo:

http://www.facebook.com/event.php?eid=184440601576992¬if_t=event_invite

http://www.facebook.com/event.php?eid=135142756550660

mercoledì 12 gennaio 2011

Da Arcuri a Mora Lo spot per Marra fa il giro del Web


Etichettato come una trovata natalizia con tanto di pubblicità che fa il verso a un book trailer, credevamo di aver chiuso con ‘Il labirinto femminile’ di Alfonso Luigi Marra e invece torna nel 2011 con uno spot con Lele Mora. Dopo Manuela Arcuri, testimonial dello spot più trash dell’anno passato, il parlamentare-scrittore non poteva scomodare un personaggio più lontano dall’universo e dalla pratica della lettura, se non l’agente dei vip. Ed ecco che il guru dei tronisti di Uomini e Donne invita ad acquistare questo enigmatico romanzo con le parole più evocative e intriganti mai sentite: ‘E’ bellissimo!‘.
Adesso lo "strategismo sentimentale" della premiata ditta Marra-Arcuri si arricchisce di una nuova puntata con lo spot di Lele Mora. Il video è stato postato su YouTube e ha già raccolto i primi commenti-sfottò. «Il trash all'ennesima potenza, ma è ampiamente dimostrato che Lele Mora sa recitare meglio della Arcuri», scrive un internauta.

sabato 8 gennaio 2011

"Vota per Cetto LaQualunque" Ora i gazebo invadono le piazze


ROMA - Appello accorato: "Vota Cetto La Qualunque, il tuo candidato leader unico alle primarie di destra, sinistra, centro, sotto e sopra!". Non bisogna stupirsi, la realtà ha abbondantemente superato la fantasia, e c'è da scommettere che, il 14 e il 15 gennaio, quando nelle piazze di Roma, Milano, Napoli, Bologna, Bari, verranno installati gazebo elettorali col vademecum del sostenitore e i gadget, in tanti si fermeranno per firmare a favore del candidato La Qualunque.

Perché il politico trash creato da Antonio Albanese protagonista del film Qualunquemente di Giulio Manfredonia (prodotto da Fandango e Rai Cinema, uscirà il 21), volgare e irresistibile, piace. È diventato una realtà - o forse lo è sempre stato - al punto che la prossima settimana in varie città scatterà l'operazione gazebo, già cavallo di battaglia di Pd e Pdl. Visto il successo di Cetto, potrebbe riservare sorprese. La Qualunque, creatura surreale e crudele, spopola: oltre 160mila visite al sito www.partitodupilu.it; su Facebook il Partito du Pilu ha raccolto 16mila fan. È già un cult, con 80mila contatti, il video della canzone Qualunquemente (Onda Calabra), rilettura del brano di Peppe Voltarelli e del gruppo il Parto Delle Nuvole Pesanti, cantata da Albanese con l'arrangiamento della Banda Osiris. Farà parte della colonna sonora del film.

fonte: http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2011/01/08/news/vota_cetto_laqualunque_arrivano_i_gazebo-10966903/

lunedì 27 dicembre 2010

Da "Libero" accuse shock a Fini "Vuole farsi un attentato da solo"

ROMA - Un titolo a tutta pagina "Fini è fallito" e più in basso un editoriale del direttore Maurizio Belpietro: "Su Gianfranco iniziano a girare strane storie". Il quotidiano Libero riprende oggi la sua battaglia senza esclusione di colpi contro il presidente della Camera rivelando che il leader di Futuro e Libertà avrebbe pensato di organizzare un falso attentato nei suoi confronti a fini propagandistici. Il progetto dovrebbe essere messo in pratica durante una visita istituzionale ad Andria e per organizzarlo Fini "si sarebbe rivolto a un manovale della criminalità locale, promettendogli 200mila euro". Il prezzo, scrive ancora Belpietro, comprenderebbe "il silenzio sui mandanti, ma anche l'impegno di attribuire l'organizzazione dell'agguato ad ambienti vicini a Berlusconi, così da far ricadere la colpa sul presidente del Consiglio". Secondo il direttore di Libero, "l'operazione punterebbe al ferimento di Fini e dovrebbe scattare in primavera, in prossimità delle elezioni, così da condizionarne l'esito".

Su quanto scritto da Belpietro ha decisio di aprire un'indagine il procuratore di Trani Carlo Maria Capristo, anche se è difficile immaginare che gli accertamenti di polizia giudiziaria possano portare a qualche passo concreto. Certe invece le conseguenze politiche dell'editoriale, con la pronta replica del segretario amministrativo di Futuro e Libertà Nino Lo Presti.

"Maurizio Belpietro non deve
preoccuparsi: la credibilità di Libero, il quotidiano da lui diretto, è già perduta da tempo, non c'è bisogno di metterla in discussione. Difatti, l'ultimo suo delirio su un possibile attentato a Gianfranco Fini, a scopo propagandistico, la dice lunga sulle condizioni psichiche di questo giornalista che ha fatto dell'ingiuria e della calunnia il leitmotiv della sua carriera", afferma Lo Presti. Secondo l'esponente di Fli, "l'instabilità di Belpietro è ormai un dato acquisito, così come è acclarata la sua totale mancanza di coraggio nell'accettare un confronto con il sottoscritto, che ancora attende soddisfazione dopo essere stato definito insieme agli altri colleghi finiani 'traditore'. Il vero traditore di quella che dovrebbe essere la regina delle professioni intellettuali è proprio lui - continua il deputato finiano - che ha ridotto il giornalismo ad un suk di pettegolezzi e falsità".

fonte: repubblica.it